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DALLO SCIOPERO RAI AL MEDIA FREEDOM ACT: DIFENDERE IL BILANCIAMENTO DEI POTERI, GARANTIRE SPAZIO AL PENSIERO CRITICO

di Maurizio Blasi

Non è stata la prima volta, ma mai prima del 6 Maggio uno sciopero dei giornalisti rai aveva suscitato reazioni di tanto spessore: da un lato comportamenti da padroni delle ferriere di dirigenti rai che hanno usato ogni mezzo per agevolare il crumiraggio, e il coro dei giornali di estrema destra che aizzano contro i giornalisti. Dall’altro lato uno sciopero molto riuscito, con un diffuso moto di solidarietà dell’opinione pubblica, un sentiment che mai aveva sostenuto l’Usigrai con tanta determinazione, segno di una società italiana dove gli anticorpi sono ancora vivi e dinamici.

L’occupazione della rai è solo un tassello di un mosaico ben più vasto: nel campo del servizio pubblico troviamo le censure, la creazione di un “sindacatino di comodo”, la rinuncia ai conduttori più popolari (con quel che ne deriva in termini di perdite pubblicitarie che si spostano da rai agli americani di La9). Fuori dalla rai, in tutto il mondo dell’informazione, troviamo una raffica di bavagli che per dimensioni e densità non ha precedenti:

  • il divieto di pubblicare gli atti di una inchiesta giudiziaria, anche se notificati alle parti, fino all’udienza preliminare (Costa);
  • la stretta sulle intercettazioni (Nordio, Senato il 13.2.24);
  • La proposta Baldoni (Fd’I) con multe fino a 50.000 euro per la diffamazione. Che effetto farà sui giornalisti, specie precari dal futuro incerto?
  • La vendita imminente dell’Agi (seconda agenzia di stampa italiana) al parlamentare leghista Antonio Angelucci, re della sanità privata e già proprietario di “Il Giornale”, “Il tempo” e “Libero”.

Dunque sotto tiro non è solo rai, ma tutto il sistema informativo, cui impedire il ruolo costituzionale di “quarto potere”, che garantisce il diritto ad essere informati, così bilanciando gli altri poteri, a partire dal potere esecutivo.

Sotto tiro è ormai l’idea stessa di pensiero critico, fisicamente manganellato quando si tratta di studenti universitari, picchiato mediaticamente quando si tratta di intellettuali o scrittori (vedi il caso di Valentina Mira, dove l’aggressione social è stata lanciata da un parlamentare di Fd’I capogruppo in commissione cultura). Ma dopo giornalisti e scrittori, sta per arrivare il turno dei docenti: il ministro Valditara sta per insediare la commissione dei nove, col compito di indicare i percorsi di riscrittura dei programmi scolastici per le medie superiori, con due membri su nove che vengono dalle università on-line, cioè dal mondo della istruzione più radicalmente privatizzata e mercificata.

È chiaro che ci troviamo davanti ad una aggressione sistematica nei confronti di tutti i poteri di bilanciamento: la magistratura penale, che si riconduce sotto il controllo dell’esecutivo con la separazione tra inquirente e giudicante; la magistratura amministrativa, con il consiglio di stato che viene svillaneggiato ogni volta che fa il suo dovere correggendo gli errori delle amministrazioni (vedi il caso dei balneari); lo stesso potere legislativo (le camere) che ormai con la legge elettorale vigente è composto solo di parlamentari nominati dalle segreterie dei partiti, dove la principale attività non è più legiferare ma ratificare i decreti legge prodotti dall’esecutivo.

Resta un solo potere di bilanciamento ancora intatto: la Presidenza della Repubblica, in attesa del referendum costituzionale sull’elezione diretta del premier. Ma se si va al referendum con un sistema informativo così degenerato, è chiaro che i fautori della capocrazia partiranno in vantaggio.

Le strade per reagire comunque sono ancora aperte:

  • la prima passa per l’Europa, dove il media freedom act ha avuto il via definitivo (13.3.24): è una legge europea che tra l’altro sottrae i servizi pubblici radiotelevisivi al controllo del governo (l’Italia dovrà modificare la legge sulla rai vigente dal 2015), vieta le querele temerarie ai giornalisti, obbliga alla trasparenza delle proprietà editoriali e dei flussi pubblicitari. Il governo cercherà di guadagnare tempo, ma non potrà sottrarsi a lungo alle prescrizioni di un regolamento EU.
  • la seconda strada la sostiene una opinione pubblica ancora reattiva, come dimostra la polarizzazione nata attorno allo sciopero rai. Si tratta però di dare subito sponda al sentimento diffuso, fare assemblee, incontrare i cittadini, interpretare la campagna elettorale in corso per le europee non come una mera richiesta di voti e preferenze, ma come un percorso che offre contenuti, che tutela diritti democratici basilari, che guarda alla tutela dei poteri di bilanciamento oggi e domani.