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Crollo nel cantiere di via Mariti a Firenze nel cantiere di Esselunga. Alcune riflessioni, tante domande, una sola risposta.

di Vincenzo Ceccarelli, Capogruppo PD in consiglio Regionale della Toscana

Non si può morire di lavoro.

Lo diciamo tutte le volte che assistiamo inermi a una disgrazia.

Nel 2024 i morti sul lavoro in Italia sono già 145.

Nel 2023 sono arrivate all’Inail 1.041 le denunce di incidenti mortali sul posto di lavoro. Quasi tre morti al giorno.

A Firenze lo scorso 9 febbraio si è consumata una immane tragedia sul lavoro. Ci sono voluti 5 giorni e 100 ore di ricerche per ritrovare l’ultimo corpo dell’ottavo operato ancora disperso dal crollo nel cantiere di Esselunga a Firenze dello scorso 9 febbraio. 8 operai morti nel cantiere della costruzione di una Esselunga in via Mariti in una giungla di ditte coinvolte in appalti e subappalti.

Le indagini sono in corso, come le ipotesi di ricostruzione di quanto accaduto, ma quella tragedia sul lavoro apre un vaso di pandora su una situazione che non è più rimandabile.

Innanzitutto dobbiamo liberare il campo da alcuni punti fermi.

Non ci sono diritti di destra o di sinistra. Ci sono i diritti. O meglio ci dovrebbero essere.

I diritti sono di tutti i lavoratori.

La retorica del governo sui migranti e sul prima l’Italia deve finire.

Senza i lavoratori immigrati i nostri cantieri sarebbero fermi, le nostre economie sarebbero in recessione, le nostre famiglie non potrebbero contare sul supporto dei badanti, per esempio.

La sicurezza sul lavoro non dipende dagli operai, ma dalle condizioni di lavoro che gli operai sono costretti a subire.

A Firenze scopriamo una rete di subappalto fatta di 61 imprese che non dialogano tra di loro, che non lavorano in una logica di filiera, che mettono a rischio l’una il lavoro dell’altra.

Lavoratori senza permesso di soggiorno, ma comunque in cantiere. Contratti non edili per eludere la materia della sicurezza e della formazione sulla sicurezza. Lavoratori fuori sede, trasfertisti, che ogni giorno, oltre alla dura giornata in cantiere, forse in parte pagata al nero, risiedono lontano dal posto di lavoro. Una delle vittime tornava a Bergamo ogni sera. Cantieri che devono rispettare tempi impossibili a scapito della sicurezza di chi ci lavora. Contratti a chiamata.

Perché a fronte del ripetersi quotidiano di morti sul lavoro il governo rivede le disposizioni vigenti in materia di subappalti?

Perché continuare a tutelare la logica dell’estremo ribasso?

Perché si risparmia in formazione sulla pelle dei lavoratori per logiche di tempi e produzione?

Perché fa notizia che ci sia anche una vittima italiana nel cantiere?

E su una materia come questa serve collaborazione, di concerto con sindacati e organizzazioni datoriali al fine di individuare un approccio sempre più efficace alla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Serve un impegno che si traduca in azioni sotto il profilo normativo.

Serve aumentare i controlli, fare formazione in cantiere, incrementare il personale ispettivo dell’Ispettorato del lavoro, come facemmo in Toscana dopo l’incidente di Prato della fabbrica cinese dove morirono in un capannone 7 persone, serve contrastare il lavoro sommerso. Regolare i subappalti per garantire la sicurezza di chi lavora in cantiere.

Non basta la ricetta della ministraCalderone che annuncia a caldo un nuovo pacchetto di norme per il contrasto al lavoro sommerso, al caporalato e per favorire la tutela della sicurezza anche nella filiera degli appaltiServe una collaborazione anche in Parlamento.

La segretaria Schlein ha già offerto la nostra disponibilità. E noi in Toscana siamo a disposizione, come Gruppo PD e come partito, e su questo abbiamo già presentato una mozione in consiglio regionale, per adottare tutte le azioni necessarie a mettere fine a quella che è una vera e propria strage.