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Un nuovo piano globale per l’agricoltura

di Stefano Vaccari

Pubblichiamo un articolo di Stefano Vaccari uscito su L’Unità questa mattina

Su molti dei trattori che vediamo in questi giorni nelle strade del nostro Paese ci sono le preoccupazioni e le speranze di chi vorrebbe veder riconosciuta la dignità del lavoro fatta di sacrifici, investimenti, sudore e fatica. Su alcuni altri trattori ci sono le solite manovre propagandistiche di chi tenta di sfruttare un evidente malessere sociale ed economico per mere logiche contro il sistema e l’Europa, che pure non è esente da colpe. Già visto con le diverse sfumature dei gilet gialli, i novax, noeuro e altro ancora.
La politica e le istituzioni, a qualsiasi livello, debbono saper riconoscere e valutare le differenze avendo forza e volontà per dare riscontri immediati, non prorogabili.
Agli agricoltori si chiede a gran voce di accompagnare la transizione ecologica e di portarci in un futuro le cui leve dello sviluppo siano improntate alla qualità, alla sostenibilità e alla giustizia sociale. Un impegno ed un obiettivo titanico come per altri settori produttivi, che risponde agli interessi generali. Per questo quelle proteste non debbono essere valutate nella logica di una corporazione, ma direttamente collegate ad una larga e diffusa necessità per tutti noi. Ed allora le misure da adottare non possono essere spot o solo interventi parziali o di proroghe di questa o quella misura ed agevolazione pure necessaria, ma debbono assumente una dimensione strutturale di almeno medio/lungo periodo, partendo evidentemente dall’immediato. Per fare questo servono decisioni rapide e coraggiose che intervengono sulle criticità. Serve riconoscere il lavoro e il giusto prezzo alla materia prima che gli agricoltori ci consegnano, serve rinnovare il loro sistema di approvigionamento energetico e il loro parco macchine per svincolarli dal combustibile fossile, serve investire in ricerca per consentire loro di usare meno o zero pesticidi per difendere le loro colture, serve dare garanzie che la concorrenza che subiscono nel mercato globale sia non solo trasparente sul piano della qualità e della salubrità dei prodotti ma venga mitigata da interventi statali, serve sostenere il passaggio epocale negli allevamenti degli animali dall’intensivita’ al benessere animale e con minor impatto ambientale, serve metterli nelle condizioni di poter svolgere al meglio la loro attività avendo accortezza di garantire servizi e diritti anche in quelle aree interne e marginali dove si sta consumando il drammatico esodo verso le aree urbane. Insomma serve “un piano globale” per l’agricoltura italiana che faccia assumere al comparto quel ruolo primario necessario per l’obiettivo green.
Creare un conflitto tra svolta green e agricoltura è l’ultimo retaggio reazionario di una destra che negli ultimi decenni ha messo in campo tutte le forme di opposizione per rimanere ancorati al petrolio e ai suoi derivati, per tenere gli agricoltori in una condizione di sudditanza dentro la quale hanno costruito il loro sistema di potere.
I mutamenti climatici ci dicono che quel modello di sviluppo improntano sulle energie fossili ha fallito e serve un cambiamento radicale.
Gli agricoltori possono sostenere la svolta se discuteremo con loro e sapremo dargli la forza che non possono continuare a trovare soltanto nelle banche, attraverso l’indebitamento.
Quando dico agricoltori penso pure alle loro organizzazioni professionali e datoriali, perché senza le rappresentanze si indebolisce la democrazia di un Paese. Rappresentanze ovviamente autonome, libere, critiche e propositive ma mai schiacciate sul padrone di turno. Non sempre questo è avvenuto nell’era del governo Meloni.
Si faccia presto. Accanto al taglio dell’IRPEF, ai crediti di imposta e alle agevolazioni per i giovani imprenditori e per garantire l’impegno delle donne in agricoltura si realizzi un piano di interventi strutturali utilizzando al meglio anche le risorse Pnrr, i fondi di coesione e complementari, parte dei SAD, le risorse di un bilancio dello Stato dove la destra ha riservato briciole all’agricoltura.
Anche la sinistra deve fare un salto di qualità nella lettura di questa “crisi agricola” e pensare al comparto non solo come un capitolo di un programma tra cultura e sport ma come filo conduttore di un ragionamento che investe sul cambiamento.
Quei trattori così potranno tornare nelle loro aziende e consentirci, tra l’altro, quando attraversiamo il nostro Paese, di apprezzare la bellezza delle nostre terre che non è solo un fatto estetico ma un valore economico, sociale, culturale e turistico importante per il Made in Italy nel mondo.