di Cecilia D’Elia
Esattamente trent’anni fa la violenza sessuale diventa un reato contro la persona. Si supera finalmente il codice Rocco che la rubricava tra i reati contro la morale. Si chiude uno degli iter parlamentari più lunghi, iniziato nel 1979 con la raccolta firme su una proposta di legge d’iniziativa popolare avanzata da una parte del femminismo.
Persone, finalmente! Ma quanto c’è voluto, dal 1979 al 1996!
Quel passaggio parlamentare fu possibile grazie ad un patto tra donne di diversi schieramenti, Inaugurò un lavoro trasversale sui provvedimenti che avevano ad oggetto la violenza maschile contro le donne e i femminicidi.
Trent’ anni dopo quella pratica istituzionale è naufragata sulle stesse norme, per responsabilità della destra.
Volevamo fare un ulteriore passo avanti, riconoscendo che è reato quando non c’è consenso. Avremmo adeguato le norme del Codice penale alla Convenzione di Istanbul, avremmo riconosciuto pianamente l’autonomia delle donne, il valore della nostra parola. Era una richiesta nata anche nella pratica dei processi, ormai riconosciuta nella giurisprudenza, in sentenze della cassazione.
Una richiesta approvata all’unanimità alla Camera dei deputati, che aveva scritto nella norma che è violenza senza consenso libero e attuale. Un testo passato grazie anche ad un’interlocuzione diretta tra la segretaria Elly Schlein e la presidente del consiglio Giorgia Meloni.
Un testo però subito archiviato e misconosciuto dalle destre, che pure l’hanno votato alla Camera. Noi avremmo voluto approvarlo subito, mandandolo in Aula in Senato il 25 novembre, mentre la Camera votava il reato di femminicidio. Salvini ha gridato al pericolo di vendetta delle donne. Giulia Buongiorno, Presidente della Commissione giustizia del Senato, ha chiesto di poter fare qualche piccolo cambiamento, promettendo tempi celeri.
Il ddl Buongiorno è invece una totale riscrittura, una forzatura che rompe quella pratica di lavoro istituzionale tra donne; nel merito cancella la parola consenso e ci fa fare un passo indietro rispetto alla giurisprudenza attuale. Per questo abbiamo detto meglio nessuna legge che questa legge.
Per questo ieri siamo state in tutte le piazze d’Italia con le donne dei centri antiviolenza, le associazioni femministe, i sindacati e tante altre e altri.
Non un passo indietro, non sui nostri corpi. Diciamo no al ddl Bongiorno.