Famiglia nel bosco: servono equilibrio, competenza e rispetto. No faziosità politica

Marco Ciarafoni

di Marco Ciarafoni

La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” merita di essere affrontata con grande senso di responsabilità, evitando semplificazioni e soprattutto l’esposizione mediatica eccessiva.

Spegniamo i riflettori e riportiamo il confronto su un piano serio che è innanzitutto sociale, giuridico e pedagogico. Sono questi gli ambiti nei quali devono maturare le valutazioni, attraverso il lavoro di professionisti qualificati e con la necessaria riservatezza. Il benessere dei minori coinvolti deve restare l’unico punto fermo, al di sopra di ogni lettura ideologica o interesse di parte.

La storia recente insegna quanto siano dannosi giudizi affrettati e narrazioni distorte. Il caso Bibbiano è un esempio emblematico di come la spettacolarizzazione e la strumentalizzazione politica possano generare gravi conseguenze, poi smentite nelle sedi competenti.

In questo contesto, risultano particolarmente inopportune e faziose, che denotano assenza di rispetto istituzionale, le dichiarazioni propagandistiche provenienti da esponenti della destra, a partire da Giorgia Meloni, così come l’iniziativa del Presidente del Senato La Russa di voler incontrare direttamente la famiglia. Si tratta di intrusioni istituzionali sbagliate, che rischiano di interferire con percorsi delicati e di alimentare una narrazione impropria su una vicenda che richiede invece discrezione, competenza e consapevolezza.

Un riferimento imprescindibile è la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata anche dall’Italia, che stabilisce principi chiari a partire dal superiore interesse del minore che deve essere sempre la considerazione primaria (art. 3); ogni bambino ha diritto alla salute, all’istruzione e a uno sviluppo armonico (artt. 24 e 28); e deve essere protetto da situazioni che possano comprometterne il benessere (art. 19). Sono criteri vincolanti che devono orientare ogni decisione, al di là di qualsiasi pressione mediatica o politica.

I dati aiutano a riportare il tema su un piano concreto e a ridimensionare narrazioni spesso semplificate. In Italia i minori fuori dalla famiglia d’origine sono circa 30–33 mila per situazioni legate a fragilità familiari, che diventano circa 42 mila includendo anche i minori stranieri non accompagnati. Non si tratta di allontanamenti che avvengono “ogni anno” in modo indistinto, ma di una platea complessiva che comprende percorsi spesso lunghi, articolati e soggetti a continua verifica da parte dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali. Questo significa che ogni intervento è, o dovrebbe essere, il risultato di valutazioni approfondite e multidisciplinari, non di automatismi né tantomeno di scelte arbitrarie.

Anche oggi, nel caso della “famiglia nel bosco” è fondamentale evitare dinamiche fuorvianti. Le decisioni devono essere assunte con rigore, sulla base di elementi concreti e con l’obiettivo di garantire ai bambini diritti fondamentali: salute, istruzione, sviluppo equilibrato e piena integrazione sociale.

Non servono né pietismo né prese di posizione interessate. Servono equilibrio, competenza e rispetto. Solo così si tutela davvero chi, in questa vicenda, è più vulnerabile.

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