di Italo Reale, Enzo Reda, Ninì Sprizzi
Lo scorso 29 ottobre, la Corte dei Conti, nella sua sezione di controllo sulla legittimità degli atti del governo, ha negato il necessario visto e la conseguente registrazione della delibera del Cipess n. 41/2025, con cui il governo assegnava le risorse finanziarie per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Il 18 novembre, la stessa Corte, non ha concesso anche il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra Ministero dei Trasporti (MIT)e la società Stretto di Messina Spa. Non si conoscono ancora le motivazioni specifiche di questi due provvedimenti ma, per quel che riguarda il primo che impegna la spesa di 13,5 miliardi per l’opera, sembra che la previsione governativa sia stata giudicata errata e insufficiente, mentre per il secondo, tutto fa pensare che vi siano rilievi circa la possibilità che possano esserci ulteriori contributi pubblici per reggere la costosissima sostenibiltà finanziaria della gestione del ponte.
Pochi giorni fa, la senatrice a vita Elena Cattaneo, ha organizzato in senato un importante convegno per approfondire le varie problematiche tecnico-scientifiche relative alla sicurezza del progetto di realizzazione del Ponte di Messina. Nel corso del convegno, che ha registrato la partecipazione dei maggiori esperti sismologi, geologi e dei più importanti studiosi della materia relativa alla costruzione di grandi opere, a livello nazionale ed internazionale, si è avviato un serrato confronto ed approfondimento sulle varie criticità poste dalla ipotesi di realizzare in quel sito, un ponte a campata unica di 3300 metri, sugli effetti del vento, sulla esistenza di faglie attive, sull’alto grado di sismicità dell’area e su altri aspetti.
Il convegno, ha evidenziato una lunga serie di problemi che andrebbero approfonditi e risolti, prima che si dia inizio ai lavori di costruzione del ponte ma,nonostante il confronto apertosi nel corso dello stesso, oltre alle decine di studi, convegni, richieste di comitati e associazioni, da sempre perorati da più parti, e agli importanti rilievi dei magistrati contabili; l’amministratore delegato della Stretto di Messina Pietro Ciucci, a ridosso dello stesso convegno, ha ribadito, invece, la volontà sua e del governo, di iniziare i lavori per la costruzione del ponte entro marzo 2026. Posizione ancora più evidente e significativa assunta l’altroieri dallo stesso Ministro dei L.P. Matteo Salvini che, nella sua incallita, immarcescibile volontà di propaganda, ha affermato seraficamente di voler “aprire i cantieri a inizio anno”, perseguendo la realizzazione della sua opera-simbolo.
Ma è questo ciò di cui la Calabria, la Sicilia e il Mezzogiorno tutto hanno bisogno realmente? Assolutamente no! Servirebbe, viceversa, una preliminare analisi “olistica” della vicenda ponte e, più in generale, un approccio complessivo e razionale su quale modello di sviluppo perseguire per giungere a un serio progetto indirizzato a superare i cronici ritardi e colmare le oggettive sproporzioni e la manifesta distanza tra il sud e il nord del Paese. Appare, dunque, oltremodo necessario tale metodo e strategia se, per davvero, si vuole avviare un’azione efficace e incisiva capace di far cambiare rotta al nostro sud non gettando 13,5 miliardi di euro in propaganda!! A proposito della infrastruttura monstre– il ponte con campata unica sospesa, di 3300 metri, più lungo del mondo- oltre alla complessità tecnica e alla sua stessa fattibilità, stante le particolari condizioni geologiche e meteorologiche dello Stretto, andrebbero valutate adeguatamente le ricadute che si determinerebbero sul patrimonio paesaggistico e culturale di quel territorio, il cui valore riecheggia sin dalla notte dei tempi. Ma vieppiù: la razionalità economica. Come può un tale primario e necessario criterio guida, che ogni decisore politico deve applicare quando governa, essere stato così sciaguratamente bypassato e non considerato, a fronte della evidente necessità di allocare risorse pubbliche, in un contesto di deficit infrastrutturale sistemico in cui versa il mezzogiorno, in altri ambiti? I calabresi, i siciliani, tutti i meridionali da tempo aspettano che venga eleminato il gap accumulato negli anni rispetto al nord. E allora com’è possibile non vedere e non capire che l’attuale governo non ha alcun serio assillo per la Calabria e per il sud? L’unica vera proposta che il governo sembra avanzare per la Calabria, la Sicilia, è: Il ponte e niente altro! Nulla di adeguato che riguardi la Sanità, la Scuola, il Lavoro, le Imprese, i Trasporti , le Strade e le Autostrade, ecc. E come non rilevare, quindi, il colpevole disimpegno o, quantomeno, l’irrilevanza della compagine che governa, ormai in continuità, da più anni la nostra regione rispetto a tutti i più importanti dossier da affrontare con urgenza per uno sviluppo moderno e sostenibile? Il simbolo e il primato negativo che il centrodestra sta ritagliando per il sud è rappresentato, senza alcun dubbio, dalla incapacità di incidere sulla nuova Tav (Alta Velocità) Ue. Nel piano della Commissione Europea e nelle mappe ufficiali che indicano le connessioni ad alta velocità da realizzare entro il 2040, ad esempio, da Berlino a Copenaghen in 4 ore, da Monaco a Roma in 6, e così per tante altre tratte; non compare invece nulla per la nostra regione, nonostante il governo italiano abbia più volte ufficialmente dichiarato di ritenere necessaria e prioritaria la realizzazione delle tratta Salerno- Reggio Calabria, che sembra essere inserita nei corridoi transfrontalieri europei, previsti in una futura programmazione al 2050. Chiaramente, se dovesse essere confermata nei fatti tale insopportabile mancanza, al netto delle rassicurazioni di alcuni, saremmo di fronte a un colossale smacco e, forse anche a qualcosa di più, alla condanna inappellabile di uno sviluppo mancato in un momento proficuo di investimenti sulle infrastrutture, che renderebbe ulteriormente isolate e marginali la Calabria e il sud, ancora una volta tradite nella speranza di un futuro migliore. Ancora oggi, risuonano da monito le parole di Francesco Saverio Nitti “ll Mezzogiorno è stato troppo ingannato e troppo deluso, perché debba provare ancora delusioni.”