Dalle piazze arrivano segnali. La sinistra, ora, non può sbagliare

Nicola Zingaretti

di Nicola Zingaretti, pubblicato su Huffington Post del 2 novembre 2026

I giovani e le persone che da mesi stanno riempiendo le piazze vogliono forse abbattere lo Stato? No, vogliono difendere la Repubblica.

Non solo la nazione, ma la Repubblica. La nostra terra, insieme ai valori, ai diritti e ai doveri a salvaguardia della democrazia che riempiono di contenuti positivi la parola “nazione”.

Queste persone brandiscono la Costituzione. Con le dita formano la “L” di Lula, non il segno della P38, come una narrazione faziosa e di destra ha tentato di dire sfruttando la folle e sbagliata guerriglia urbana di un gruppo di “ammazza movimenti”.

Sventolano le bandiere palestinesi, diventate il simbolo della lotta contro l’ingiustizia. Hanno conosciuto Israele non attraverso il volto corrucciato e preoccupato di Yitzhak Rabin, ma tramite quello violento e criminale di Benjamin Netanyahu. E rifiutano non Israele ma quell’Israele e come tanti israeleiani il tentativo drammatico di trasformare quella democrazia in uno Stato messianico.

Ecco perché queste manifestazioni sono un potente segnale di speranza che va sostenuto: non con paternalistiche pacche sulle spalle, ma con impegno e coerenza, per dare a loro e all’Italia una nuova prospettiva.

Questo deve essere l’imperativo assoluto di chi crede nell’alternativa, e ben vengano i segnali positivi di queste ore. Le nuove leggi liberticide approvate dal governo Meloni stanno mostrando proprio in questo momento il volto di una destra pericolosa, che sta assaltando la sostanza stessa della Costituzione del ’48.

È così in tutto il mondo. Dal 1945 il confronto è avvenuto tra idee diverse che volevano affermarsi all’interno della democrazia; oggi, invece, questa destra pensa che parte del problema sia la democrazia stessa, insieme agli equilibri internazionali che ne sono scaturiti.

L’Italia resiste, ma la sinistra è davvero sinistra non quando si limita a testimoniare i valori, bensì quando cambia le cose. Per farlo, deve riscoprire il valore del “bene comune”: un contesto condiviso nel quale riconoscersi, di cui sentirsi parte e che sappia soddisfare l’individuo.

Aveva ragione da vendere Papa Francesco: il tutto è superiore alle parti.

La semplice somma dei particolarismi da soddisfare non produrrà mai un progetto migliore nel quale riconoscersi; bisogna scommettere sulla costruzione di un progetto di tutte e di tutti. Questo, e solo questo, è un approccio davvero unitario.

Dal Paese i segnali positivi sono arrivati: da questo momento in poi non si può più sbagliare nulla.

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